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Vini biologici o vini tradizionali? Cosa è la differenza fra questi due vini?  In questo articolo cerchiamo di darvi le informazioni principali sulle due tipologie di vino  fornendovi anche le regole della EU che disciplinano la coltivazione dell’uva biologica da cui deriva il vino biologico.

Prodotti biologici.

Spesso il consumatore considera biologico un prodotto del tutto naturale ottenuto senza nessun trattamento chimico di qualunque genere come le more che si raccolgono nelle siepi; nessuno le pianta, nessuno le cura, eppure sono buonissime!! La realtà è molto più complessa in quanto si definisce biologico un prodotto che è stato coltivato secondo le regole di coltivazione emesse dalla EU per quel tipo di prodotto.

La vite è biologica?

La vitis vinifera fino alla metà del 1800 era naturalmente biologica; la vitis vinifera è l’unica da cui si ottiene il vino e produceva grappoli in quantità potata a regola d’arte ma anche lasciata crescere in una pergola o abbinata a piante di alto fusto intorno ai campi di grano in modo da impedire agli animali di cibarsene. A metà del 1800 arriva dall’America la prima grave malattia: la fillossera.

La fillossera: di cosa si tratta?

La filossera è un insetto parassita, un afide, che attacca le foglie e le radici della vitis vinifera e della vite americana con effetto diverso fra i due tipi di vite in quanto solo nella vitis vinifera l’attacco alle radici ha come conseguenza la loro distruzione e la morte della pianta. A causa di questo afide in pochissimo tempo quasi tutto il vigneto europeo è stato distrutto. L’unica lotta possibile è stato l’innesto della vitis vinifera sulla vite americana che, nei secoli, aveva acquisito una quasi totale resistenza alla fillossera.

La vite americana: la soluzione al problema?

L’innesto della vitis vinifera sulla vite americana è stata la soluzione al problema. Inoltre la vite americana non ha bisogno di nessun trattamento chimico, è quindi biologica nel vero senso del termine, non è però adatta alla vinificazione in quanto produce un vino con uno sgradevole odore di volpino e con la presenza di metanolo notoriamente tossico. Dopo la fillossera sono arrivate alla fine del 1800, sempre dall’America, nuove malattie di cui le principali sono la peronospora e l’oidio.

La peronospora: che cos’è?peronospora foglia

La peronospora o “Plasmopara Viticola”è un fungo che sverna sulla vite e si sviluppa in presenza di condizioni climatiche riassunte in passato nella regola dei tre dieci: 10 cm di lunghezza del tralcio, 10 ml di pioggia nelle 24 ore, 10 gradi di temperatura minima. Il fungo provoca gravi alterazioni alla foglia e al grappolo fino alla totale perdita della produzione. Dalla fine del 1800 per lottare contro la peronospora è stato necessario trattare la vite con prodotti a base di sali di rame, gli unici ammessi anche oggi dalla EU in viticolture biologica, o con prodotti di sintesi, ammessi dalla EU con limiti precisi nel caso della viticoltura con minimo impatto ambientale (misura agroambientale 10.1.1. del 2014 – ex 2078 del 1992).

 

oidio cortese cavi monferratoOidio o mal bianco: di cosa parliamo?

L’Oidio o mal bianco è una malattia causata da un fungo Ascomicete che si comporta da parassita formando con il suo micelio uno strato biancastro sulle foglie e i grappoli nella stagione primavera estate quando la temperatura arriva a 20/22 gradi. Si combatte con lo zolfo in polvere ammesso sia in viticoltura biologica che in quella tradizionale. Ci siamo limitati a descrivere le principali malattie in quanto non stiamo scrivendo un trattato di viticoltura ma cerchiamo di darvi delle semplici informazioni per permettervi di distinguere i vini biologici da quelli tradizionali.

La chimica e il vino:

Vediamo ora come le ricerche nella chimica hanno risolto i problemi delle malattie; come vi abbiamo prima spiegato dalla fine del 1800 la vitis vinifera ha avuto per forza  bisogno di trattamenti chimici realizzati prima con prodotti a base di Rame, studiati dalla chimico inorganica, poi con prodotti di sintesi studiati dalla chimica organica.

Chimica inorganica

La chimica Inorganica è quella parte della chimica che studia le sostanze non prodotte da materia vivente, sono quindi composti presenti in natura anche in minime tracce nel regno minerale. Tali elementi sono stati classificati dal 1869/70 nella Tavola Periodica degli Elementi creata da due chimici, il russo Dimitri Mendeleev e il tedesco Meyer. La tavola parte dall’idrogeno, comprende anche il Rame  e, con gli anni, ha aggiunto nuovi elementi fino al Plutonio.

Chimica organica

Il termine “chimica organica” è nato in origine nel 1807 per definire le sostante derivate da organismi viventi vegetali o animali secondo la cosiddetta teoria “vitalistica”. Nel 1828 è stato dimostrato con la sintesi dell’urea che le stesse sostanze si potevano ottenere per sintesi da composti inorganici; come conseguenza la chimica organica di definisce oggi come lo studio dei composti del carbonioda cui derivano gli idrocarburi (carbonio e idrogeno). Dal carbonio, idrogeno e ossigeno derivano altri composti come gli alcoli, i fenoli aromatici, le aldeidi, i chetoni, gli esteri. Dal punto di vista chimico aldeidi e chetoni con aggiunta di ossidrili (gruppo -OH) danno luogo ai glucidi cioè agli zuccheri detti anche carboidrati e saccaridi. I glucidi sono prodotti naturali che hanno funzioni fondamentali nel processo di vita di uomini, animali e piante.

Vino biologico: quali sono le regole EU?

Abbiamo dovuto fare le premesse sopra riportate perché erano essenziali per farvi capire le regole delle EU in relazione al significato di “Bio”. Le regole EU per i vini biologici riguardano la coltivazione dell’uva, le pratiche di vinificazione e i contributi a ettaro che la EU riconosce per questo tipo di prodotto e sono riassunte nel Regolamento EU del 9 Marzo 2012.

Uve biologiche: perché?

Il Reg CE 2091 prescrive che il vino biologico può essere ottenuto solo da uve che sono state coltivate almeno per 3 anni senza l’aiuto di sostanze chimiche di sintesi ossia, in pratica, solo con prodotti a base di Rame.

Il Rame in viticoltura: come agisce?trattamento rame trattore

Il Rame è un veleno come tanti altri veleni “naturali”, non di sintesi come il Mercurio, l’Arsenico o il Plutonio tutti inclusi nella Scala degli Elementi studiati dalla Chimica Inorganica. Il Rame agisce per contatto bloccando la crescita del fungo ma richiede numerosi trattamenti in quanto viene dilavato dalle piogge. Il Rame non viene degradato ma si accumula nel terreno provocando la morte di tutti gli esseri viventi del terreno(lombrichi, microinsetti ecc). Se il terreno è in collina durante le piogge il Rame viene trascinato a valle dove si accumula.

Secondo la EFSA (European Food Safety Authority) il Rame è tossico per microvertebrati presenti nelle acque, pesci, e ha una probabile azione tossica anche su animali e sull’uomo. Per questo motivo l’Europa con un recente regolamento ha ridotto la quantità di Rame ammessa a 4 kg/annui per ettaro, 28 kg/ettaro in 7 anni con una netta riduzione rispetto ai limiti precedenti che prevedevano 6 kg a ettaro annui.

Contributo EU sull’uva biologica.

Viste le difficoltà per ottenere uva biologica la comunità europea concede un contributo di 700 euro ad ettaro agli agricoltori che la praticano.

Regole di vinificazione

La EU ha anche stabilito che in cantina vanno utilizzati solo i prodotti autorizzati dallo stesso regolamento del 9 marzo 2012. La regola alla base del biologico è quella di lavorare con bassi solfiti.

Vino tradizionale

Se un viticoltore non vuole fare un vino biologico la EU gli offre due possibilità di scelta: può decidere di usare i prodotti chimici che meglio desidera non avendo alcun contributo ad ettaro da parte della EU o può scegliere di utilizzare il protocollo a minimo impatto ambientale che limita fortemente l’uso di prodotti chimici e riconosce un contributo ad ettaro (misura agroambientale 10.1.1. del 2014). I prodotti chimici ammessi sono prodotti di sintesi derivati quindi dalla chimica organica, sono prodotti che non lasciano nessun residuo nell’ambiente in quanto si degradano totalmente e, in generale, richiedono meno trattamenti in quanto agiscono bloccando la crescita del fungo.

Regole di vinificazione

La EU stabilisce anche in questo caso delle regole di vinificazione che non si discostano sostanzialmente da quelle dei vini biologici.

Contributo ad ettaro

il contributo ad ettaro è di 300 euro, nettamente inferiore ai vini biologici.

Vini tradizionali alla Tenuta La Marchesa

La nostra azienda ha i vigneti disposti ad anfiteatro in colline degradanti verso un piccolo ruscello di acqua perenne che scorre nella parte bassa della vallata. Abbiamo scelto di non fare vini biologici per evitare che il Rame, accumulandosi nel terreno, venga trascinato dalle piogge nel ruscello distruggendo ogni forma di vita nell’acqua. Abbiamo però lavorato a fondo in modo da avere solfiti inferiori a quelli dei vini biologici.

Se ti sei incuriosito e vuoi degustare i nostri vini profumati e con basso contenuto di solfiti vieni a scoprirci e immergiti nella nostra realtà sensoriale.

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