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I solfiti nel vino svolgono una importante azione antiossidante e antibatterica; sono già presenti in natura, se pure in piccola quantità, e vengono aggiunti durante le fasi di lavorazione, dalla vendemmia all’imbottigliamento, in modo da assicurare la massima protezione del vino. Le ricerche fatte fino ad oggi non hanno permesso di trovare un sostituto valido tanto che i solfiti sono usati in tutte le bevande. La presenza di solfiti nel vino si avverte per l’odore pungente che si sente facendo girare il vino nel calice.

I solfiti: le conseguenze sulla salute.contiene solfiti piemonte albarossa

I solfiti si legano all’ossigeno dal sangue riducendone temporaneamente l’afflusso al cervello e causando talvolta il cosiddetto mal di testa, in alcune persone possono provocare delle reazioni allergiche ma è provato che in percentuali inferiori a 100 mg /litro non causano alcun problema.

I limiti ammessi per legge nei solfiti sono 150 mg/litro nei biologici, 200 mg litro nei vini bianchi tradizionali.

 

I solfiti nei vini della tenuta la Marchesa: il nostro utilizzo in cantina.

solfiti e vinoAlla Marchesa coltiviamo i vigneti con le micorizze, una miscela di funghi (Trachiderma ecc) e microrganismi che colonizzano le radici, rendono le piante di vite più sane e permettono di conseguenza di raccogliere mosti con più potere antiossidante. Tutti i vigneti della Marchesa sono accorpati intorno alla cantina per cui, al momento della vendemmia, possiamo effettuare la pressatura in meno di mezz’ora dopo la raccolta, questo ci consente di non mettere solfiti durante la raccolta e non metterli durante la fermentazione, due fasi importanti durante le quali normalmente vengono aggiunti i solfiti.

L’unica aggiunta di solfiti viene fatta in fase di affinamento e prima dell’imbottigliamento nella misura minima necessaria con una quantità di solfiti totali che oscilla fra 75/95 mg/litro totali, un livello nettamente inferiore al limite dei solfiti nei vini biologici. Questa scelta consente di apprezzare al meglio i profumi naturali dei vitigni autoctoni visto che il loro aroma non viene alterato dall’odore pungente della solforosa.

 

Non solo solfiti: i profumi naturali del vitigno.

Come prima spiegato i bassi solfiti permettono di apprezzare il profumo naturale dei vitigni, ma un ruolo importantissimo lo svolge anche l’utilizzo del legno delle barrique.

Vino e legno: i risultati sul vinoTenuta La Marchesa - Prodotti

I contenitori in legno ( barrique, tonneau, caratelli…) sono usati da secoli per la loro praticità nei trasporti via terra o via mare o semplicemente per contenere il vino in cantina. Nel passato si usavano contenitori spesso con un’età secolare perfettamente neutri ma oggi vietati perché carichi di batteri. Oggi si usano le barrique, delle botti fatte con legno  proveniente da foreste di rovere selezionato. Dal legno si ricavano le doghe utilizzate per le barrique piegandole e tostandole in moda da ottenere la curvatura del legno voluta; queste operazioni esaltano  il profumo di muschio e di violette tipico del legno di quercia; è un profumo molto intenso che copre i profumi naturali del vitigno, rendendo molto simili tutti i vini.

 

pelvaro vino autoctono piemontese

La strategie della Tenuta La Marchesa

La nostra strategia, nelle scelte dei vitigni per i vini rossi, è stata quella di lavorare in stretta collaborazione con gli istituti di ricerca per scegliere dei vitigni autoctoni come l’Albarossa e il Pelaverga, vinificarli in acciaio a temperatura controllata con microssigenazione e fare un lungo affinamento in acciaio in modo da ammorbidire i tannini.

I vini della Marchesa hanno quindi delle  caratteristiche ben precise:

Vitigni autoctoni con profumi naturali del vitigno, bassi solfiti, nessun uso di legno!

 

 

 

 

 

 

Se questo articolo ha suscitato il tuo interesse o ti ha solo incuriosito scrivici compilando il format sotto riportato e, se volete assaggiare i nostri vini per confermare ciò che ti ho appena descritto scrivici e vieni a trovarci! Aspettiamo un tuo giudizio!

 

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