
Tenuta La Marchesa: la nostra storia
La Marchesa nasce dall’unione di due tenute, la Marchesa e la Saula, unite e divise più volte nel corso dei secoli, la sua storia si snoda per 5 secoli ed è stata ricostruita in base ai documenti d’archivio ancora presenti nella biblioteca della tenuta.
La storia antica dal 1500 al 1800
I marchesi Sauli
Alla metà del 1500 La repubblica di Genova costruisce la strada della Bocchetta per raggiungere direttamente Novi Ligure senza passare dal ducato di Milano.
Alla stessa epoca appartiene la cascina Saula, oggi il nostro wine resort, di proprietà dei marchesi Sauli nata come ricovero per i pellegrini che percorrono il ramo della via francigena per imbarcarsi nel porto di Genova.
Con continui acquisti di terreni a vigna e a grano, i Sauli, prima della loro estinzione nel 1730, arrivano a possedere tutte le terre attualmente parte della Marchesa e della Saula e costruiscono la parte della villa che risale al XVII secolo.
Nel 1730 inizia la vendita delle proprietà Sauli, Marchesa e Saula viene cedute a persone diverse e nel 1741 alla Saula viene costruito l’oratorio di san Luigi Gonzaga ancora esistente.
Questa è l’unica notizia certa nel periodo fra il 1730 e il 1780.
I marchesi Corte o della Corte
Dal 1780 compare un’altra famiglia, i Corte, feudatari di Lodovico il Moro. Costretti a fuggire da Milano dopo aver aperto ai francesi le porte del Castello Sforzesco, due rami della famiglia si stabiliscono a Pavia e a Novi Ligure dove ottengono la cappella a sinistra dell’altar maggiore della Collegiata.
Nel 1780 Giacomo Corte amplia la villa, ristruttura la tenuta e ottiene il permesso di costruire la Cappella degli angeli custodi alla Marchesa in sostituzione della cappella della Saula troppo piccola e lontana per assicurare la salvezza dell’anima dei contadini, da questo documento si deduce che Marchesa e Saula sono di nuovo unite ma per poco perché, dopo il fallimento dei Corte nel 1814, Marchesa e Saula sono acquistate da persone diverse.
I Giulini d’Arola
Siccome la storia crea ogni tanto delle curiose coincidenze un antenato dei proprietari attuali della Tenuta, Bartolomeo Giulini d’Arola, morendo giovane nel 1738, lascia un cospicuo patrimonio che comprende anche 10.000 lire oro prestate dai tutori dei suoi figli minori al Marchese don Siro Corte di Pavia, che nel 1780 rimborsa il capitale, ma mancano gli interessi, è certo suggestivo pensare che con quella somma il Marchese Corte abbia acquistato la Tenuta la Marchesa poi passata agli eredi!
I Pavese
Alla morte di Giacomo Corte, nel 1814, la Marchesa viene venduta all’asta e acquistata dai Pavese, la famiglia più importante della zona, attiva nel commercio della seta come testimoniato dai gelsi ancora presenti alla Marchesa e dal ricordo dei graticci su cui si allevano i bachi da seta.
I Raggio D’Azeglio
Alla fine del 1800 i Raggio D’Azeglio, dopo una serie di fortunate operazioni diventano conti, poi Marchesi e acquistano La Marchesa e la Saula che, riunite di nuovo, fanno parte di un latifondo di 2000 ettari che comprendeva tutta la zona del Gavi.
La storia dal 1900 a oggi
I Raggio iniziano a vendere a metà del 1900, Marchesa e Saula vengono di nuovo divise.
I Giulini d’Arola
Nel 1980’ la Marchesa, con i Giulini, ritrova l’antico splendore con le stesse terre del 1730 (76 ettari). La villa viene restaurata e contiene straordinarie collezioni d’arte, la cappella torna alla sua originaria destinazione, la limonaia diventata un museo della civiltà contadina. Molta cura viene dedicata al recupero dei giardini, il giardino all’italiana di fronte alla villa, il giardino di frutta e erbe aromatiche, il giardino d’acqua al lago con le fioriture che si alternano fino a quella spettacolare dei fiori di loto.
Nal vigneto di 58 ettari vengono piantati il Gavi e i Rossi rari del Piemonte. La Saula, di nuovo riunita alla Marchesa è diventata il wine resort della tenuta. Gli archivi sono consultabili nella giornata degli archivi delle dimore storiche.
Tenuta la Marchesa è socia dell’Associazione Dimore Storiche italiane (ADSI) ed è listata nel sito Dimore Storiche Italiane.
Alla stessa proprietà fa capo un'altra azienda viticola a Frascati, la Tenuta di Pietra Porzia.
Alla stessa proprietà fa capo Villa Medici Giulini a Briosco.
Via Gavi 87 15067 - Novi Ligure (AL) - Italia
Tel. Agriturismo: +39.339.381.8193 - Tel. Cantina: +39.0143.743.362
Alla metà del 1500 un immobile importante con una serie di arcate, la “cascina Sacca”, segna l’inizio della nostra storia; circondato da terreni vignativi e coltivi, serve anche per il ricovero dei pellegrini che percorrono il nuovo ramo della via Francigena che collega la pianura al porto di Genova.
Dopo un secolo, lo stesso immobile cambia nome, diventa la cascina Saula, in onore dei Marchesi Sauli, i nuovi proprietari non solo della cascina ma anche delle terre che la circondano comprese quelle che oggi fanno parte della Tenuta la Marchesa.
Il ramo di Novi Ligure dei Marchesi Sauli si estingue alla fine del 1700 con 3 figlie. Due sono destinate a matrimoni importanti, una di nome Maria, viene, come al solito, messa in convento ma non vuole assolutamente essere la nuova monaca di Monza; ottiene di uscire dal convento e gestisce le terre di famiglia comprese quelle della Marchesa.
La storia dei Sauli si intreccia con quella di un’altra famiglia, i Corte, diventati nobili nel XVI secolo, ai tempi di Lodovico il Moro. Costretti a fuggire da Milano, si stabiliscono nel ducato e un ramo viene a vivere a Novi Ligure; Giacomo Corte alla fine del 1700 chiede il permesso di costruire la Cappella degli angeli custodi alla Marchesa in sostituzione della cappella della Saula troppo piccola e lontana per assicurare la salvezza dell’anima dei contadini! Il nome della Cappella è lo stesso della cappella di famiglia Corte a fianco dell’altare maggiore della Collegiata di Novi Ligure.
La villa della Marchesa è stata già costruita ma il legame fra Giacomo Corte e Maria Sauli è ancora tutto da scoprire!
Siccome la storia crea ogni tanto delle curiose coincidenze un antenato dei proprietari attuali della Tenuta, Bartolomeo Giulini d’Arola, morendo giovane nel 1738, lascia un cospicuo patrimonio che comprende anche 10.000 lire oro prestate dai tutori dei suoi figli minori al Marchese Siro Corte di Pavia, è certo suggestivo pensare che con quella somma il Marchese Corte abbia acquistato la Tenuta la Marchesa poi passata agli eredi!!
Arrivano tempi duri, Napoleone, vittorioso a Marengo nel 1800, forse passa la notte alla Marchesa, le grandi famiglie subiscono enormi perdite e non è un caso se Giacomo Corte, alla sua morte nel 1814 lascia solo debiti tanto che la Marchesa viene venduta all’asta e acquistata dai Pavese, la famiglia più importante della zona, attiva nel commercio della seta come testimoniato dai gelsi ancora presenti alla Marchesa e dal ricordo dei tralicci su cui si allevano i bachi da seta.
Passano gli anni e alla fine del 1800 i Raggio D’Azeglio acquistano La Marchesa e la Saula facendone parte di un latifondo di 2000 ettari che comprendeva tutta la zona del Gavi.
Dagli anni 80 del secolo passato la Marchesa con i Giulini ritrova l’antico splendore con le stesse terre del 1750 (76 ettari), la villa vincolata come monumento nazionale con straordinarie collezioni d’arte del XVIII secolo, la cappella, la limonaia diventata museo del vino, il giardino all’italiana, il giardino di frutta e erbe aromatiche, il giardino d’acqua al lago con le fioriture che si alternano fino a quella spettacolare dei fiori di loto.
L’antica “Cascina Saula “ è diventata l’agriturismo della Tenuta La Marchesa conservando nella facciata le tracce degli antichi archi ancora ben evidenti nella sala Monferrato, un tempo portico aperto. Oltre alle due sale ristorante l’agriturismo dispone di 12 camere con bagno e piscina.
E ancora, il giardino all’italiana, l’orto frutteto, il lago con i fiori di loto, dei vini straordinari come straordinaria è la terra del Gavi.
Pace e silenzio garantiti per una vacanza ideale o anche per un soggiorno di lavoro in smart working.
La Marchesa oggi produce 300,000 bottiglie annue di vino, fra Gavi, Monferrato e Albarossa, con uve provenienti unicamente da vigneti di proprietà e con tecniche di produzioni che garantiscono un bassissimo contenuto di solfiti, pari a meno della metà delle quantità consentite dalla legge.